La Comunità è formata da persone
che vogliono mettere in pratica un progetto di vita e di accoglienza, percorrendo
insieme una strada. Siamo gente in cammino: non ci sentiamo né arrivati
né sempre coerenti e fedeli agli impegni. Non possediamo una cultura comune;
È la storia delle persone, sono le vicende vissute, gli incontri fatti
che hanno indicato concretamente una via da seguire. Una strada stretta e tortuosa,
anche se diretta verso quella che dovrebbe essere la meta di ogni uomo, cristiano
o no: la verità e l'amore. Ci sentiamo e siamo figli e del nostro tempo
e delle sue contraddizioni.
B
Nella nostra comunità la persona ha sempre il
primato nell'ordine dei valori. Tra noi ci sforziamo di vivere rapporti di amicizia
e relazioni interpersonali autentiche, comunicandoci tutto a livello di vero dialogo,
superando la paura dell'altro, con l'attenzione ai suoi problemi, con la fiducia,
facendo il primo passo, accogliendoci e accettandoci così come siamo, favorendo
sempre la crescita di tutti con bontà e perdonandoci reciprocamente.
Secondo il Vangelo cerchiamo di astenerci dal giudicare e condannare l'altro,
correggiamo fraternamente i suoi errori, dicendo senza violenza la verità.
La cortesia è il fiore della nonviolenza ed è lontana sia dalle
convenzioni diplomatiche che dalla rozzezza senza rispetto.
Riconosciamo che la gioia è una componente importante della vita e cerchiamo
di improntare ad essa i nostri rapporti.
C
La comunione non è un fatto spontaneo: : si diventa
fratelli se ci si impegna a vivere nello spirito della fratellanza e della condivisione.
Proprio nella dinamica della condivisione è possibile costruire se stessi
con gli altri.
La condivisione, anche se è alto ideale da raggiungere, tuttavia si realizza
in modi molto semplici, attraverso lo snodarsi della vita stessa, nei suoi aspetti
quotidiani: nel lavoro, nel tempo libero, negli affetti, nei momenti esaltanti,
in quelli banali o in quelli più difficili.
D
Il vivere comunitariamente, soprattutto all'inizio è
operazione abbastanza dolorosa. Costringe ogni componente la comunità a
rapportarsi con l'altro singolarmente e in gruppo. Proprio la dinamicità
dei rapporti crea la ricchezza di esperienza perché, nella comunicazione
e nello scambio della propria progettualità, ciascuno matura e diventa
sempre più adulto.
L'esperienza di gruppo diventa così insostituibile, perché insieme
si raggiungono gli obiettivi di liberazione dal bisogno; insieme si perseguono
finalità positive. In fondo vivere comunitariamente significa non soltanto
aver accettato i propri limiti, ma soprattutto aver riconosciuto che, insieme,
la capacità di proposizione aumenta, le proposte diventano più vivibili.
Questa vita comunitaria è favorita da momenti di preghiera, liturgia, riflessione,
revisione e programmazione: tali momenti costituiscono l'iter della formazione
permanente, dove sono ripresi, tenuti desti e sempre più assimilati valori
e motivazioni della nostra scelta di vita. In questi momenti troviamo la fonte
della nostra vita interiore, la luce per conoscere la volontà di Dio e
la forza per vivere fedelmente la nostra scelta.
Essi costituiscono una vera scuola di comunità.
E
La comunità è articolata: è una
famiglia di famiglie e laici soli, e tra essi è presente a pieno titolo
una Piccola Comunità Salesiana, che ci apre, in osmosi vigilante e critica,
a tutta la Famiglia Salesiana Meridionale e alla Chiesa locale. Possono far parte
della Comunità anche le persone che si dichiarano non credenti o di altra
religione, purché siano disponibili ad un positivo confronto con l'identità
cristiana della comunità e si impegnino a lavorare per l'attuazione del
Progetto Emmaus.
F
L'autorità nella comunità è vista
come servizio di animazione ed è corresponsabilmente partecipata a tutti
i membri.
L'animazione spirituale e pastorale spetta specialmente alla Piccola Comunità
Salesiana. Essa cura una spiritualità dell'Incarnazione e del quotidiano.
Perciò non può prescindere dalla vita concreta della comunità
e dall'animazione degli accolti. La Comunità Salesiana è al servizio
dell'unità dei membri di Emmaus, suscitando fedeltà al Progetto
di vita e una sempre più profonda assimilazione delle sue esigenze, con
il ministero della Parola e dei Sacramenti.
G
Tutti lavorano per tutti, superando ogni concezione
privatistica, anche a livello famigliare, mettendo il ricavato in una cassa comune,
cui i membri attingeranno secondo programmazioni e criteri stabiliti.
H
I figli delle famiglie della comunità vanno privilegiati.
L'esperienza ci ha spinti a coniugare con equilibrio il ruolo dei genitori nei
loro confronti e quello della comunità.
È indispensabile che in ogni famiglia i figli vivano la presenza educativa
sia del padre che della madre, figure di riferimento importanti per la loro crescita
armonica: ciò esige che ci siano spazi e tempi in cui le due figure si
rendano loro efficacemente presenti.
La comunità aiuta i genitori ad essere fedeli ad un'assidua azione educativa
nei confronti dei figli, per promuovere in essi atteggiamenti di nonviolenza,
semplicità e condivisione, componenti essenziali del nostro progetto di
vita. Tuttavia curerà che i genitori realizzino questa azione più
con la testimonianza che con l'imposizione, e siano attenti a rispettare le scelte
personali che poi, ogni figlio, diventato adulto, vorrà fare.
Il bambino può giocare un ruolo interessante nell'accoglienza: il suo rapporto
con i giovani della comunità è spontaneo, affettuoso, senza pregiudizi
e fa emergere nell'altro sentimenti autentici e veri, forse sopiti da esperienze
negative passate.