Abbiamo diverse culture: esperienze di vita, tradizioni, valori acquisiti.
Queste differenze debbono essere riconosciute e rispettate in un equilibrio che
ci porta a scegliere un'economia che vogliamo chiamare solidale.
In questa economia solidale, il denaro non è personale, ma gestito da una
cassa comune, a cui ciascuno partecipa con i frutti del proprio lavoro e con l'impegno
di lavorare al meglio delle proprie possibilità e anche per coloro che
non possono farlo allo stesso modo.
È fondamentale che nel rapporto che tutti hanno con la cassa comune, ci
sia un equilibrio che si può chiamare "biblico", rifacendoci
al sintetico e rivoluzionario versetto: “vivrai del lavoro delle tue mani”;
o all’avvertimento di S. Paolo: “Quando ero con voi vi ho dato questa
regola: chi non vuol lavorare, non deve neanche mangiare” (2a. Tess. 3,
10)
Questo equilibrio lo vogliamo raggiungere, semplicemente, commisurando il lavoro
svolto da ognuno, sia esso manuale e/o intellettuale, sia esso all'interno o all'esterno
della Comunità, ai benefici e standard di vita (abitazione; consumi essenziali,
necessari e un pò meno necessari) offerti dalla cassa comune.
Questo vuol dire scegliere un'economia non indifferente all'uomo e impegnarsi
per un'economia in cui le esigenze di "mercato" sono superate e vinte
dalla solidarietà fra le persone.
Una solidarietà che mette insieme questo piccolo nucleo di popolo nuovo
che sostiene la sorella e il fratello svantaggiato, povero materialmente o spiritualmente,
malato o sofferente e che dà la possibilità a tutti i propri ‘piccoli’,
bambini ed adolescenti, di crescere nella libertà, serenità e gioia
che deve esser loro propria, per renderli pronti domani, a fare le loro scelte
di vita.
È allora una solidarietà che ci fa vicini e fratelli a tutti coloro
che, al di fuori di Emmaus, "vivono del lavoro delle proprie mani".
L'alternativa a questo modo di operare sarebbe per noi una delega, sentirsi assistiti
con la conseguente frustrazione che ci potrebbe rendere incerti, tristi e privi
di identità.
E’ una scommessa, un tesoro su cui "impegnare" noi stessi e i
nostri talenti.
La solidarietà che abbiamo ora enunciato costituisce per noi una ricerca,
un cammino, un orizzonte anche in considerazione dei fatto che condividiamo la
nostra vita con giovani disagiati, ai quali non possiamo imporre le nostre scelte.
Tuttavia la solidarietà ha senso e valore se dal nostro ambito ristretto
assume un più ampio respiro, respiro dato:
1
dal rispetto
e dalla salvaguardia del creato, per vivere
noi e consegnare ai nostri figli un mondo non irreversibilmente inquinato e rovinato
dal nostro modo di produrre e consumare, quindi:
la
scelta di un'agricoltura il meno possibile inquinante e il più possibile
vicina alla "madre terra";
la scelta come
conseguenza logica di consumi alimentari e non, da noi prodotti;
la scelta di prodotti
non di aziende e industrie che sfruttino la manodopera, soffochino i sindacati,
inquinino l'ambiente, utilizzino pubblicità scorretta e volgare;
la scelta di prodotti
frutto di un commercio "equo e solidale" tra tutti i popoli della terra;
la scelta di sostenere
e incentivare anche al di fuori del nostro ambito, produzioni, idee, iniziative
per un'agricoltura, un'alimentazione e per dei consumi di cui ai punti precedenti.
Nell'ambito della "salvaguardia del creato" vanno quindi fatte precise
scelte anche in ambiti di consumi che riguardano trasporti pulizia, arredamento,
tempo libero dove vi sono precise valenze ambientali, che vanno inserite nello
stesso quadro di riferimento di cui sopra: qualità, semplicità,
economicità e garanzie ambientali, di lavoro e sindacali.
2
dal riconoscere nella donna una nuova identità
culturale che porta anche l'uomo a ridefinire la propria in un nuovo
rapporto socio culturale economico con essa. È avvenuta a livello planetario,
una rivoluzione culturale, che sia nelle coscienze delle persone, sia legislativamente,
nel lavoro esterno come nella casa, ha riformulato il rapporto fra uomo e donna
in termini di equivalenza cioè di pari dignità.
Equivalenza che ci permette di affermare eguale valore della donna e dell'uomo
ed il superamento di stereotipate divisioni di ruoli.
Va riaffermato nell'ambito familiare il ruolo paterno e materno dell'uomo e della
donna con le diverse valenze educative proprie.
La tradizionale divisione dei ruoli nella famiglia e nella società è
oggi superata, la società e noi con essa, sta vivendo un'operazione di
riequilibrio culturale, tra difficoltà ed incertezze, che comporta per
la donna un recupero nell'ambito della sfera "politica" e "pubblica",
per l'uomo il riappropriarsi dell'ambito del "privato", vissuto non
più attraverso la mediazione della donna, ma in prima persona.
3
dal riaffermare e rivivere in termini nuovi l'autonomia economica del nucleo
familiare (ivi inteso il singolo), nell'ambito della vita comunitaria.
È necessario che le persone che vivono in questa realtà comunitaria
non perdano – come premesso il legame con il "mondo economico"
che è intorno ad essi. Lo superino, lo vincano, ma non se ne astraggano.