Si farà riferimento al metodo preventivo di Don Bosco, facendo tesoro delle esperienze educative ispirate alla non- violenza e basate sull’ascolto dell’altro.
Si farà in modo che l’organizzazione interna del villaggio, la qualità di vita degli abitanti, l’assenza di regole rigide, creino quello spirito di famiglia che Don Bosco mette alla base del suo sistema educativo.
Si cercherà di attivare metodologie di coinvolgimento per superare lo schematismo di “chi insegna a qualcun altro” per cui ciascuno diventa protagonista del progetto per una realizzazione comune. Il progetto di persone aperte all’accoglienza si fonda sulla capacità di accogliere in primo luogo se stessi e quelli che ci sono più vicini
Le figure educative centrali saranno sicuramente le famiglie e i singoli che vivono nel villaggio a cui si affiancheranno altri, nel ruolo di zio e zia adottivi, che diventino punto di riferimento esterno per i ragazzi e supporto concreto alla famiglia ospitante anche per le emergenze della quotidianità.
In una comunità di famiglie, che hanno fatto proprio un patto educativo di reciproco aiuto e sostegno, più che di progetto si fa riferimento a itinerari educativi.
Ogni famiglia al suo interno avrà varie tipologie di ospiti e dovrà personalizzare e individualizzare il proprio intervento. Il villaggio non è un fine, ma il mezzo per permettere alle famiglie di realizzare il proprio progetto di vita e di accoglienza.
I valori di fondo per sostenere questo progetto di vita saranno:
La cooperazione e la solidarietà;
il rispetto, anche di spazi e di tempi
la valorizzazione delle reciproche qualità
l’accettazione della diversità e anche dei limiti di ognuno